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The Reality of Race by Thomas Jackson From American Renaissance magazine     November, 1993
http://www.duke.org/library/innate/baker_jackson.html

Traduzione di Romeo Caudan ottobre 2000

"Race e' una vera montagna di prove, che portano tutte alla conclusione che le razze differiscano in abilita' ".Comunque il Dr.
Baker e' strettamente uno scienziato. Egli non va alle conclusioni e non si fa suggestionare dalla politica sociale. Non ci sono
dubbi nella sua mente che l' ortodossia corrente su questo soggetto sia assurda, ma limita la sua interpretazione alla lettura dei
dati.
John R. Baker, Race, Foundation for Human Understanding (original publisher: Oxford Univ. Press), 1974
Lo studio appropriato del genere umano - Razza e colore - Uguali od Ineguali ? - Una montagna di prove.

Introduzione
 

Race, di John Baker,e' un libro rimarchevole. Probabilmente non ci sono altri trattati di biologia e antropologia fisica delle
razze che vi si avvicinino in larghezza, dettaglio, erudizione o stile. Perfino piu' notevole e' il punto di vista del libro. Evitando
di cercare di evadere il problema delle differenze razziali in abilita', e' stato scritto con lo scopo di investigare e chiarire queste
differenze.
Il dr. Baker, oggi deceduto, fu l' autore ideale per un libro come questo. Fu professore emerito di citologia all' Universita' di
Oxford, un membro della Royal Society, e presidente della Royal Microscopical Society. A queste qualifiche professionali
egli aggiunse un continuo interesse per quella che chiamo' "il problema etnico", cioe' l' intera gamma di modi in cui le razze
differiscono.

Scritto tardi nella sua vita, Race, fu l' affermazione definitiva di quella che considerava uno dei piu' importanti argomenti del
nostro tempo. Dall' inizio alla fine il libro e' imbottito di fatti poco conosciuti che aprono gli occhi, ed e' una lettura
affascinanante ed essenziale per chiunque abbia un interesse serio nella razza.E' accompagnato da 80 illustrazioni, e alcuni
degli schizzi piu' semplici sono riprodotti qui.

Race e' organizzato in quattro parti. La prima e' un sommario delle opinioni sulle differenze razziali, fino alla fine del 1920,
quando, come il Dr. Baker riporta "il sipario calo'" sulla discussione aperta. La seconda e' un introduzione alla biologia ed alla
tassonomia, o classificazione, incluso un trattato di come le razze e le specie sono identificate. Il terzo e' un dettagliato
inventario delle differenze biologiche che distinguono le maggiori razze e sottorazze. In questa sezione il Dr. Baker effettua
uno studio particolare sui bianchi, o europidi, e degli africani (negridi), sinidi (mongoli) , aborigeni australiani (australidi), celti
ed ebrei. In questa sezione finale il dr. Baker si esprime su quello che considera essere il criterio essenziale per determinare
quello che, improvvisamente chiama superiorita' ed inferiorita'. Non sorprendentemente, le sue conclusioni sono differenti dal
dogma corrente.
I riferimenti storici del Dr. Baker su quello che e' stato scritto sulle differenze etniche includono un introduzione al pensiero del
conte di Gobineau, Houston Stewart Chamberlain, Nietzsche, Francis Galton, e perfino Hitler.Il Dr. Baker descrive anche il
lavoro pionieristico, ma non piu' riconosciuto lavoro di uomini come Johann Blumenbach (1752-1840) e Samuel Sommerring
(1755-1830).

Altri famosi uomini si sono pronunciati sulla questione delle differenze razziali e, fino ai nostri giorni pochi avevano simpatia
per la nozione di eguaglianza.Rousseau, per esempio, pensava che lo scimpanze' fosse una primitiva forma di essere umano, e
Kant, Voltaire ed Hume pensavano che il negro fosse fortemente inferiore agli europei. Il Dr. Baker ricorda che perfino la
Bibbia e' silenziosa sul problema etnico.I figli di Israele, abitualmente sterminavano i loro nemici, che loro consideravano
inferiori, e nel decimo libro di Joshua, schiavizzarono l' intero popolo degli Hiviti.

Un appropriato studio del genere umano.

In una sezione tecnica che seguira', il Dr. Baker tratta l' homo sapiens come un qualsiasi membro del regno animale.
"Nessuno conosce l' uomo, se conosce unicamente l' uomo", osserva. Egli vuole dirci che, senza una grossa base scientifica in
biologia e tassonomia e' impossibile vedere l' uomo con il distacco che la scienza richiede.Il Dr. Baker ha scritto, ci spiega
con lo spirito che ha inspirato T.H. Huxley per concludere che "l' antropologia e' una sezione della zoologia, e che i problemi
dell' etnologia sono, semplicemente quelli che sono presentati allo zoologo dagli animali che egli studia." In questo il Dr.
Baker e' fuori passo dagli altri scienziati sociali contemporanei, che sembrano credere che gli umani siano gli unici esentati
dalle leggi dell' ereditarieta' e dal tipo di esami cui gli altri animali sono soggetti.

Il Dr. Baker ci fa tornare alla biologia con una descrizione di come l' evoluzione sviluppo' le differenti specie, come le specie
sono classificate, la natura dell' ibridita', e le circostanze sotto cui alcuni animali possono nascere dall' accoppiamento tra
diverse specie. Antropologia, infatti diventa una branca della zoologia. Comunque, nella discussione diventa chiaro che l'
uomo differisce dagli animali almeno per un motivo importante : gli umani sono assolutamente non selettivi nelle loro abitudini
di accoppiamento, e copulano con individui oltre la linea razziale, con indivui che sono fisicamente assai differenti.

La differenza tra sette tipi di zanzara europea, per esempio puo'non essere notevole. le loro uova possono essere distinte le
une dalle altre per leggere differenze, ma gli adulti sono cosi' simili che nemmeno gli esperti possono distinguerli sotto un
microscopio. Quello che gli esperti non riescono a fare le zanzare fanno, senza sbagliare; loro non si incrociano.

Il Dr. Baker riporta che, similmente la gazzella di Grant e di Thompson vivono assieme, in branchi misti, e sono cosi' simili, in
apparenza che solo un occhio esperto le puo' distinguere. Anche loro, pero' non si incrociano.Solo in cattivita' alcuni animali
selvatici possono superare la ripugnanza per l' accoppiamento con razze diverse e produrre muli o leoponi (incroci tra tigri e
leopardi). I cani addomesticati si incrociano indiscriminatamente con razze differenti, ma canidi selvatici come lupi, volpi e
coyote si accoppiano solo con membri della stessa razza.

L' uomo e' il piu' addomesticato tra gli animali, ed il meno esclusivo nei suoi amori, ma la sua promiscuita' varia enormemente
tra i gruppi e gli individui. Come il Dr. Baker sottoline, il sistema indiano delle caste ha, con successo prevenuto la
promiscuita' intrerrazziale addirittura tra individui razzialmente simili. Allo stesso tempo ci sono individui la cui attrazione per
gli animali e' cosi' grande che la bestialita' fu specificatamente proibita sin dai tempi biblici.
Le razze e sottorazze umane si sono evolute principalmente a causa della separazione geografica, ma il Dr. Baker riferisce
anche di quelle che chiama le "razze ecologiche", che si evolvettero per riempire nicchie differenti. La bassa statura dei pigmei
africani, per esempio, li rende adatti alla vita entro le foreste, mentre i piu' alti negridi vivono nelle radure.

Se gli umani avessero continuato ad evolversi in isolamento, o se avessero, come gli animali, effettuato distinzioni nella loro
scelta di accoppiamento, le differenze razziali avrebbero portato alla creazione di specie mutualmente infertili.Questa sarebbe
una diversita' veramente rimarchevole.

L' inurbazione ed i viaggi portarono ad aumento la mescolanza razziale, ma il Dr. Baker compie delle speculazioni su un' altra
possibile ragione. Il teschio dei nostri remoti antenati dimostra che il loro organi olfattori erano molto piu' sviluppati dei nostri.
E' quindi probabile che l' uomo primitivo avesse un odorato piu' forte dell' uomo moderno, e, dato che le abitudini sessuali dei
nostri antenati erano, probabilmente governate dall' olfatto, come in tutti gli animali, questo scoraggiasse l' accoppiamento con
elementi non familiari. Perfino oggi le razze umane hanno differenti odori.

Il Dr. Baker nota seccamente che, anche se l' uomo moderno e' scrupoloso nel selezionare esclusivamente gli elementi
migliori nella riproduzione dei suoi animali domestici, quasi mai rivolge la stessa attenzione nella riproduzione dei suoi figli.
"Come risultato", aggiunge, "noi non possiamo osservare alcun progresso nell' avanzamento dell' intelligenza nei nuovi nati"

Razza e colore

Dr. Baker scrive a proposito del colore della pelle, ma solo perche' la razza ed il colore sono, qualche volta confusi. Lui
stesso ritiene che il soggetto sia triviale, difatti, perfino all' epoca di Darwin gli scienziati si erano resi conto che il colore non
ha importanza nella distinzione di forme biologiche. Il Dr. Baker sottolinea che fare del colore la pietra di paragone per
distinguere le razze sia stupido come pensare che una rosa rossa sia piu' strettamente relata ad una petunia rossa che ad una
rosa bianca.
Gli aborigeni australiani sono simili in colore ai boscimani, per esempio, ma sarebbe difficile pensare a due gruppi razziali che
siano piu' differenti biologicamente. Similmente il Dr. Baker spiega anche che alcuni abitanti dell' India settentrionale hanno
una pelle relativamente scura, ma, razzialmente sono molto vicini agli europidi.
Il colore della pelle e' influenzato dal colore del sangue,ma la ragione principale per le variazioni nel colore della pelle e' la
presenza di differenti quantita' del pigmento melanina. Tutti gli umani producono la stessa melanina, ed hanno lo stesso
numero di melanociti, la differenza e' in quanta melanina viene prodotta. Gli africani piu' scuri hanno una concentrazione
visibile di melanina perfino nel bianco degli occhi e nella lingua. La melanina colora i capelli come la pelle, assieme ad una
sostanza leggermente differente, chiamata phaeomelanina, che causa il capello rosso.

Il Dr. Baker spiega che gli occhi azzurri non sono causati da un pigmento blu, ma dall' assenza di pigmento. Gli occhi
appaiono blu per la stessa ragione per cui una cima innevata puo' apparire blu " : la luce visibile vi passa attraverso, ma solo
la frazione blu, a lunghezza d' onda minore viene riflessa e dispersa, ed una parte viene riflessa in avanti verso l' osservatore.

La gente di pelle chiara e' probabilmente discendente da popolazioni di pelle scura che migrarono dai tropici. La pelle degli
europei lascia passare una quantita' di luce solare tre volte e mezza maggiore di quella degli africani, e i raggi ultravioletti
convertono l' ergosterolo del corpo nella vitamina D. Le persone di pelle scura, la cui pelle e' adattata a latitudini assolate
potrebbero quindi divenire rachitici, a causa della deficienza di vitamina D, se iniziassero a vivere in climi freddi.

La terza sezione di Race, in cui il Dr. Baker descrive le miriadi di modi in cui le razze differscono le une dalle altre fisicamente
e' la piu' tecnica. Include una descrizione generale di chimica del sangue, fisiologia e struttura scheletrica, con una speciale
enfasi sulle caratteristiche del cranio. Introduce concetti come brachicefalia, pedomorfismo, e l' indice cranico.

E' utile, per il lettore avere qualche istruzione in fisiologia, ma non e' necessario. Perfino il passaggio piu' classico puo'essere
compreso da un non specialista che abbia prestato attenzione alle spiegazioni precedenti, ed il Dott. Baker ha inserito i
passaggi piu' difficili in caratteri piccoli come segnale per il profano, che puo' cosi' saltarli senza problemi.

In questa sezione il Dr. Baker spiega perche' alcune razze mantengono i tratti di remoti antenati, e la pedomorfia, la
ritenzione, da adulti dei caratteri infantili.

Per esempio, e' indisputabile che gli australidi siano piu' primitivi delle altre razze. Come i pitecantropi, i loro denti e la
mascella inferiore sono sorprendentemente larghi, ed i loro teschi sono spessi il doppio di quelli di ogni altra razza. La fronte
e' fortemente sfuggente, e le bozze palpebrali sono cosi' sviluppate da ricordare il pitecantropo e le altre grosse scimmie. Il
cervello e' solo l' 85 percento del volume degli europidi, e la parte posteriore ha delle pieghe lunate non reperibili in altre
razze umane, ma simili a quelle trovate negli orangutang. Similmente, l' apertura nasale e' simile, in qualche aspetto, a quella
degli orangutang.

I pigmei mostrano egualmente prova di pedomorfia. I loro maschi di piccole dimensioni sono spesso non piu' alti di 4'9", o
117 cm, ed e' la piu' ovvia caratteristica giovanile ritenuta dagli adulti.I loro teschi sono notevolmente corti e massicci, come
quelli di infanti europidi, ed i loro occhi sono distanziati, come nei neonati. La peluria facciale e del corpo e' sviluppata in
maniera molto debole,e ricorda i bambini. Tra i maschi lo scroto e' come quello di un preadolescente : cosi' piccolo e teso
che sembrerebbe che solo un testicolo sia disceso.

Per i negridi, a parte il cervello, che e' alquanto piu' piccolo degli europidi e nord asiatici il Dr. Baker non trova caratteristiche
che possano essere chiamate primitive o pedomorfe. i negridi differiscono nella biochimica del sangue dalle altre razze, ed
hanno spalle piu' larghe e polpacci piu' sottili. Certe tribu', come gli ottentotti, mostrano un estrema steatopigia, o glutei
allargati. in qualche caso il posteriore si estende orrizzontalmente, come una mensola.

Francis Galton, che studio' gli ottentotti nel 1850 ed 1851 scrisse di una di queste donne che fosse "spaventato da questo
sviluppo". Egli cerco' di misurare le sue dimensioni, ma non ebbe il coraggio di farlo. Invece egli prese le misure tramite il suo
sestante ed egli disse "lavorai sul risultato di trigonometria e logarimi".

Uguali o diseguali ?

Il prblema sul fatto che gli africani, in media siano o no uguali in intelligenza ai bianchi e' importante sia negli Stati Uniti che in
Inghilterra. Il Dr. Baker, quindi, riserva uno spazio considerevole alle considerazione della societa' del 19^ secolo sulle
societa' africane fino a quando vennero in contatto con stranieri, dato che questo e' l' unico modo per sapere quanto queste
societa' fossero in grado di evolversi senza influenza esterna.

Ogni esploratore trovo' una notevole poverta' di sviluppo. Nessuna societa' africana ha un linguaggio scritto od un calendario.
Nessuna uso' la ruota, pratico' la falegnameria, o costrui' edifici a piu' piani. La fusione del ferro fu comune, ma nessun
africano negro costrui' qualcosa che possa essere definito un apparecchio meccanico, nemmeno uno semplice come un
cardine. Gli africani non addomesticarono nessun animale da soli, ma ricevettero cani e bestiame gia' addomesticati dal nord
del Sahara. Non usarono animali da soma, nonostante la presenza di grandi mammiferi che avrebbero potuto essere
addomesticati.

Anche se le societa' africane sono oggi descritte come con una "ricca tradizione storica orale", questo non significa storia
universale. Poche tribu' hanno membri che possano recitare le storie dei loro re, la maggioranza e' completamente ignorante
del passato. La tribu' degli Ovaherero, per esempio, non tiene alcun conto degli anni passati.

La schivitu' e la poligamia erano diffusi ovunque. Omicidi arbitrari di schiavi da parte dei padroni, o di mogli dai mariti erano
comuni. Poche tribu' ancora mangiavano carne umana, anche se alcuni membri avevano gia' rifiutato questa abitudine. Difatti,
alcuni indigeni costieri, vedendo gli schiavisti che distribuivano il cibo ai selvaggi catturati, credevano che gli europei volessero
mangiarli.

Qualcuno ha immaginato che la ragione per cui gli africani mostrano uno sviluppo tanto misero sia dovuta ai continui sforzi per
mantenersi in vita, troppo grandi per permettersi il lusso di un progresso. Al contrario, missionari ed esploratori, come David
Livingstone trovarono che alcune parti del continente erano un vero paradiso :

"Per chi ha provato la dura vita dei poveri nelle vecchie, civilizzate nazioni lo stato in cui questi indigeni vivevano nei loro
villaggi era una vita facile e piacevole.... il cibo abbonda, e poco lavoro era richiesto per la coltivazione, il suolo e' ricco e non
richiede concime.

Anche se il Dr. Baker non porto' avanti questa idea, egli suggeri' che fu la vita facile in Africa ad impedire all' alta intelligenza
a divenire indispensabile per sopravvivere, come fu nei climi piu' duri.

Nella sezione conclusiva di Race, il Dr. Baker tira l' unica conclusione che i dati permettono : come differiscono nella loro
biologia, le razze differiscono nei tratti mentali. Non sono tutte uguali in intelligenza o capacita' nel costruire civilta' civilizzate.
Il Dr. Baker rivede la letteratura sui test mentali e l' ereditarieta' dell' intelligenza, e trova che questo non fa altro che
confermare le sue conclusioni.

Dopo aver esposto un interessante serie di criteri per le civilizzazioni genuine trovo' che il primo popolo ad ottenerla furono i
sumeri, nel quarto millennio avanti Cristo. Fisicamente e' probabile che essi fossero piu simili agli attuali Curdi di ogni altro
popolo attuale. Anche gli europidi ed i sinidi crearono civilizzazioni genuine, ma negridi ed australidi no.

Il Dr. Baker mette i Maya dell' America Centrale in una categoria a parte. La loro astronomia e matematica erano
estremamente avanzate e ci fu un periodo in cui furono le piu' avanzate del mondo. Costruirono grandi citta' ed
amministrarono grandi territori. Ma il Dr. Baker esita a chiamarle civilizzazioni genuine, per diverse ragioni : non usarono ne'
ruota ne' unita' di misura di peso, il loro linguaggio scritto fu scarsamente sviluppato e le loro religioni furono una massa di
superstizioni che erano spesso le basi per torture, sacrifici umani e massacri.

Una montagna di prove.

Race e' realmente una montagna di prove, e tutte portano alla conclusione che le razze differscono in abilita'. Ciononostante,
il Dr. Baker si attiene strettamente al ruolo di scienziato. Non tira conclusioni e non da' indicazioni in materia di politica
sociale. Non ci sono dubbi che, in sua opinione l' ortodossia corrente sia assurda, ma limita la sua interpretazione alla lettura
dei dati.

In questo campo, comunque, Race e'un lavoro magistrale, cui non puo' essere fatta giustizia in una recensione. E'
probabilmente il piu' completo volume sul soggetto mai pubblicato, ed e' sicuramente senza pari nel trattamento delle
differenze fisiche che distinguono le razze. Non e' un libro facile (il Dr. Baker non parla a stupidi o dilettanti, ma in questi
tempi difficili e' un colpo di stupefacente buona fortuna che un uomo di immensa cultura e capacita' possa avere scelto di
tenere un posizione sull' impopolare ma veritiero lato del "problema etnico".


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