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Bugie, ipotesi ad hoc e malattie mentali
Critica ad "Armi acciaio e malattie"                                                     di Romeo Caudan
Critics to "germ guns and steel"  for english translation

Parte Prima
 
 

Diamond inzia il suo libro parlando di un dialogo con un suo amico guineano, Yali, che, dopo
aver discusso di come la sua terra fu sottomessa e colonizzata dagli occidentali gli fa una
semplice domanda :   Come mai voi occidentali avete tutta questa ricchezza e noi cosí poca ?
Diamond riformula la domanda in questo modo :  perché sono stati gli europei a sottomettere
australiani, africani e sudamericani, e non il contrario ?  Diamond risponde a questa domanda
 guardando semplicemente indietro, all' inizio dell' era  delle colonizzazioni:  nel 1500, all' inizio
dell'espansione coloniale europea le differenze tra diverse civilizzazioni erano giá molto grandi.
Le nazioni occidentali, organizzate in modo complesso e dotate di armi di metallo poterono
facilmente soggiogare semplici tribú armate solo di armi primitive. Nel tentativo di spiegare
come si arrivó alla situazione del 1500 Diamond torna indietro sino all'11000 AC,
quando, a suo dire tutta l' umanitá era costituita da cacciatori-raccoglitori, sentenziando
che le differenze tra i popoli dovettero essere per forza iniziate dopo quella data; fa poi un
elenco delle tappe maggiori del processo di civilizzazione sottolineando, giustamente di come
gli europei furono in testa in tutto, e di come, addirittura nel paleolitico gli europei produssero
manufatti di pietra piú avanzati di quelli realizzati dai tasmaniani nel 1642, al loro primo incontro
con i bianchi.

Quest' ultima affermazione colpisce, anche perché, messa a confronto con quello che, in seguito
Diamond stesso afferma su  "La grande fioritura artistica e tecnologica del  paleolitico superiore,
avvenuta nell' Europa sudoccidentale tra 20000 e 12000 anni fa" (Pag. 34) ci fa dubitare della data
dell' 11000 AC come "inizio delle differenti civilizzazioni tra i popoli", perché, almeno nel caso di
Europa ed Australia gli europei possedevano, prima della data indicata una tecnologia che gli
aborigeni australiani mancarono di sviluppare in 13000 anni di "civiltá" indipendente.

A questo punto cé un breve stacco dove si afferma, che, deprecabilmente la spiegazione piú
diffusa sia quella che sottintende differenze biologiche tra i popoli. Le spiegazioni razziste sembrano
anche convincenti : perché i bianchi in Australia hanno sviluppato in un secolo una ricca civiltá
industriale mentre gli aborigeni, in 40000 anni hanno vissuto da cacciatori-raccoglitori primitivi ?
Si afferma poi di ripudiare la spiegazione razzista come "odiosa" e pretende di spiegare di come
questa sia sbagliata, perché "non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze
intellettuali innate tra le popolazioni umane", inoltre "come' noto questi studi sono viziati dal fatto che
le differenze tra gruppi etnici sono enormi soprattutto dal punto di vista sociale, e le nostre abilitá
cognitive da adulti sono influenzate dall' ambiente in cui trascorriamo l' infanzia".

Quindi siamo arrivati ai dogmi marxisti classici : anche l' intelligenza e' dovuta alla classe sociale,
quindi, se i non-bianchi figurano piu' stupidi e'tutta colpa dei cattivi capitalisti razzisti bianchi.
Ormai il continuo ripetere di come i test "non siano validi" per questo motivo avrebbe dovuto
far capire che questa pseudo argomentazione non sia altro che una teoria ad hoc per invalidare
i risultati di ESPERIMENTI SCIENTIFICI che stroncano le TEORIE SOCIO-FILOSOFICHE di sinistra.

inoltre "i coloni bianchi in Australia non hanno nessun  merito nella nascita di una societá industriale
su quel continente" e, per finire "i guineani non hanno  nessun problema ad imparare le moderne
tecnologie, se si dá loro la possibilitá di farlo".
Per finire questo quadro di affermazioni campate per aria si afferma che i guineani siano piú
intelligenti degli europei o degli americani.(Pag. 8)

Su quest' ultima affermazione l'autore torna pag.315, dove peró ammette che "La mia impressione
che i guineani siano in media piú intelligenti degli eurasiatici é soggettiva e contestabile".
Un' affermazione "soggettiva e contestabile" non ha chiaramente alcun valore e l'autore dá prova di
grande disonestá ritirando solo alla fine del libro un' affermazione fatta all' inizio ed usata per dare
valore ad un teorema sociopolitico che di scientifico non ha nulla.

L' autore fa poi tutta una serie di rimunginamenti per giustificare la teoria della superioritá (sic) dei
guineiani  rispetto agli occidentali :  sostiene che, in una societá primitiva ed arretrata come
quella dei guineiani, dove, in ogni istante si rischia di essere uccisi e e fatti a pezzi l' intelligenza
sia un fattore primario per la  sopravvivenza, viceversa, nelle societá bianche, piú ordinate ed
organizzate secondo principi come il diritto e le leggi il principale fattore di rischio furono le malattie,
la conclusione é quindi che la sopravvivenza aveva poco a che fare con l' intelligenza e piú con la
biochimica; per esempio i gruppi sanguigni B e 0 sono piú resistenti al vaiolo del gruppo A (?).

Naturalmente questo ragionamento parte dall' affermazione, falsa ed in malafede sulla "superioritá"
dei guineiani rispetto agli occidentali é quindi fallato in partenza, inoltre é  semplicemente falso :
In ogni test del QI incrociato le popolazioni "native", sia quando residenti nel loro territorio sia quando
trapiantate in occidente hanno regolarmente ed immancabilmente mancato di raggiungere i bianchi.
Si potrá obiettare che questi test siano "culturalmente disturbati", cioé che i nativi, vivendo in condizioni
culturalmente svantaggiate risultassero svantaggiati ai test:

Questo e' uno delle tante pseudoargomentazioni classiche contro il Q.I test, di cui abbiamo un campionario
in  "The mismeasure of man" dell' ex sessantottino  S.J. Gould. Effettivamente i vecchi Q.I test facevano
fortemente leva sul fattore culturale; ma dobbiamo tenere, comunque conto che questo tipo di test ha
meno di cento anni, e basta tornare indietro di una ventina d' anni per trovare roba vecchia che nessuno,
oggi si sognerebbe di utilizzare. Questo é stata l' opera di Gould, similmente a quanto fatto da Diamond :
ha spulciato qua e lá, cercando esempi da citare, generalmente a sproposito.  L' "opera"  di Gould é
comunque giá stata criticata e demolita in molti studi, liberamente reperibili in libreria o su internet.
La teoria (adhoc) che il QI sia determinato dalla cultura e' stata sfatata da tempo :

Come ha fatto notare Eysenk , i messicani ed i pellerossa americani vivono in condizioni molto
peggiori dei negri, usufruiscono MOLTO di meno di assistenzialismo pubblico (che e' la PRIMA
risorsa dei neri americani, alla faccia del razzismo) vivono nelle riserve o provengono da zone
alloglotte ma battono NOTEVOLMENTE  i neri al Q.I test.
Inoltre, osservando il QI di fratelli cresciuti nella  stessa famiglia, ci si e' resi conto che
questi variano in modo anche notevole, benche' l'ambiente sia stato identico. Similmente, nel
libro "the bell curve" si e' analizzata questa situazione, nel caso in cui uno dei figli sia stato di
colore adottato da bianchi.
Risultato :  la differenza di QI e' IMMUTATA rispetto a quella rilevata dagli studi  fatti nell' era
pre-sessantottina, ed, anche qui i bianchi, puntualmente battono tutti gli altri gruppi etnici.
 

Inoltre é molto interessante analizzare la psicologia dell' autore in merito a queste affermazioni:
afferma di detestare le spiegazioni razziste, ma la sua interpretazione é fortemente razzista
(addirittura Darwiniana) e le sue argomentazioni sono esattamente le stesse dei razzisti darwiniani :
una forte pressione ambientale porta ad una maggiore selezione di caratteri positivi. Nel caso dell'
uomo il carattere maggiormente selezionato é l' intelligenza, che si trasmetterebbe ai discendenti.
Da questa trasmissione ereditaria dell' intelligenza avremmo popoli piú o meno intelligenti.
Questa interpretazione é perfettamente plausibile, difatti é appunto un interpretazione razzista,
fortemente avversata dalla sinistra e, a suo dire dallo stesso Diamond !

Personalmente ritengo anch'io che la spiegazione che sottindenda una differenza biologica tra le
varie popolazioni sia convincente, sia molto convincente, anche perché é la piú semplice ed é quella
verso cui CONVERGONO tutti i dati e le evidenze statistiche, archeologiche e sociali di cui disponiamo.
Ritengo che sia talmente convincente che sono convinto che essa sia esatta.  Con questo non voglio
giustificare massacri e genocidi, guerre coloniali e sterminii di massa, come non voglio assolutamente
istigare all' odio o affermare la "superioritá" di un popolo su un altro, semplicemente intendo attribuire
ad ogni popolo i meriti che gli spettano, per i risultati che seppero ottenere nella lunga marcia verso
la civiltá, rifiutando questo sí con disgusto il ridicolo teorema di Diamond della "civiltá nata per
caso".  Niente accade per caso, e se i popoli hanno ottenuto risultati molto diversi nel corso della
loro storia, un motivo cé.
 
 

Capitolo primo
 

Sulla linea di partenza

Che cosa é accaduto prima dell' 11000 AC ?
 

Qui l'autore fa una carrellata della storia umana, dalle scimmie antropomorfe ed alla comparsa
dei primi ominidi fino alla colonizzazione dell' intero mondo. Qui, a proposito della colonizzazione
dell' Oceania l' autore fa un'affermazione abbastanza azzardata : i primitivi colonizzatori dell' Australia
avrebbero sterminato TUTTI gli animali dell' intero subcontinente australiano !
Naturalmente non viene citata UNA prova, UN reperto fossile, anzi a suo dire numerosi studiosi
rifiutano come campata per aria questa teoria proprio per la mancanza di prove. Semplicemente
trae questa conclusione dal fatto che l' epoca (presunta) della venuta dell' uomo in Australia coincide
con il periodo (presunto) dell' estinzione di una gran quantitá di animali in Australia.
A questo punto, fatta questa ipotesi azzardata Diamond la usa per trarre questa conclusione :
"le  estinzioni di massa spazzarono via tutti quegli animali che avrebbero potuto essere domesticati :
gli indigeni si trovarono completamente privi di animali domestici" (Pag. 28).

E' chiaro che questa "teoria"campata per aria é funzionale al teorema di fondo dell' intero libro :
trovare una giustificazione, in questo caso di carattere economico/sociale, molto di moda oggi,
all' enorme differenza tra la civilizzazione dei bianchi e quelle abbozzate dai non-bianchi.
Oltre ad essere un' affermazione campata per aria é anche ridicola ed arbitraria :  come si
puó affermare che proprio gli animali che "avrebbero potuto essere addomesticati" si estinsero ?
Anche dando credito al teorema dell' estinzione di massa provocata da una caccia implacabile
le conclusioni che potremmo trarre non sono certo lusinghiere per gli aborigeni :
totalmente incapaci di iniziare un processo di domesticazione della fauna locale la popolazione
dell' epoca si limitó ad una caccia furiosa ed incontrollata fino ad estinguere tutte le potenziali prede.
Perché invece, altrove l' uomo bianco inizió ad addomesticare e sfruttare la fauna locale ?
Forse perché le specie viventi in Europa erano maggiormente suscettibili di essere addomesticate ?
Puó darsi, ma chi lo dice ?  che prove abbiamo ?  nessuna.

Anche nella penetrazione dell' uomo nel continente americano viene proposta una teoria del genere:
anche qui i primi colonizzatori, provenienti dallo stretto di Bering discesero verso sud, occupando tutto
il continente e, anche qui sterminando tutti gli animali che avrebbero potuto essere allevati !
"le grandi praterie del west assomigliavano da vicino al Serengeti, con elefanti, cavalli, leoni e bradipi
giganti. Anche in questo caso quasi tutte le specie si estinsero, in un periodo compreso tra 17 e 12000
anni fa"  (Pag. 30)
Anche qui le argomentazioni sono piuttosto labili, ma anche qui si salta alla conclusione che, a causa
dello sterminio cui fu sottoposta la fauna locale a quelle popolazioni non rimasero animali da
addomesticare.  Naturalmente si tratta di una forzatura, per arrivare alla conclusione che la mancanza di
animali addomesticati in America del Nord fosse dovuta a questa fantomatica "estinzione di massa"
provocata dalla caccia e non all' incapacitá delle popolazioni.  Tuttavia, anche qui, passando per buono
il teorema della "caccia fino all' estinzione" dobbiamo chierderci PERCHÉ tutte queste specie animali
furono spinte all' estinzione, e soprattutto perché non si riuscí ad addomesticarle.
 
 

Capitolo secondo

Un esperimento naturale di evoluzione storica

Geografia e societá nelle isole della Polinesia
 

Qui si pretende di ricostruire, con una specie di storiellina aneddotica le differenze tra civilizzazioni,
chiaramente tra la civilizzazione occidentale e quelle extraeuropee.

Vi si narra di una guerra tra popolazioni avvenuta nel XIX secolo, per la precisione tra i maori, abitanti della
Nuova Zelanda e tra i moriori, abitanti delle isole Chatham, circa 700 km a SE della Nuova Zelanda stessa.
Una nave di cacciatori di foche australiani sbarcó in Nuova Zelanda e questi raccontarono ai maori di
essere venuti a conoscenza di queste isole, descrivendole come ricche di pesce e di risorse naturali e
popolate da indigeni pacifici e privi di armi.  Poco dopo, nel dicembre 1835 due navi con, complessivamente
900 maori armati sbarcarono sulle Chathman, mettendo a contatto questi due popoli. Immediatamente i
maori  iniziarono a sterminare i poveri moriori, che pacifici e non abituati alle guerre  finirono rapidamente
massacrati dai maori, feroce popolo di guerrieri antropofaghi. In pochi giorni i maori sterminarono tutti i
moriori, (circa 2000 individui) cibandosi poi dei cadaveri.

Diamond, da questa edificante storiella di pacifica convivenza tra popolazioni extraeuropee pretende di
trarre un insegnamento:
secondo lui l' esito di questa guerra non sarebbe dovuto all' attacco di sorpresa di un consistente gruppo di
invasori, pesantemente armati ed addestrati contro un altro gruppo di pacifici pescatori, disarmati e
totalmente impreparati alla guerra; secondo Diamond il corso dei fatti sarebbe da imputare alle differenti
civilizzazioni, dovute al clima ed all' ambiente naturale  :  Sia maori che moriori erano difatti appartenenti
al medesimo ceppo etnico, ma, mentre i maori erano un popolo di agricoltori in possesso, a detta di
Diamond di "una tecnologia e(d) una organizzazione sociale sempre piú complesse, mentre i moriori
erano tornati a(d) essere cacciatori-raccoglitori".  (Pag.37) Naturalmente questo era dovuto al
clima delle isole Chatham che impedí ai moriori di sviluppare l' agricoltura, quindi, in definitiva al caso.

Facendo un ridicolo parallelismo con la storia delle culture extraeuropee Diamond cercherebbe di
dimostrare come il caso avrebbe favorito gli uni e sfavorito gli altri, mettendo quindi gli europei in
condizione di sottomettere tutti gli altri popoli. Chiaramente questo "parallelismo" é forzato e campato
per aria :  chiaramente nel caso in oggetto le differenze tra strutture sociali delle due popolazioni é ridicola
ed irrilevante, giocando invece un ruolo ben maggiore la disponibilitá di armi,l' addestramento militare e
soprattutto l'attacco di sorpresa, che lasció gli aggrediti senza la possibilitá di abbozzare una reazione.
Anche la supposta superioritá numerica dei moriori é immaginaria , considerato che tra i duemila  moriori
vi fossero sicuramente un numero pari almeno alla metá di donne, ed un considerevole numero di vecchi e
bambini, che lasciarono il numero di uomini validi alla guerra ad un numero addirittura inferiore a quello
degli attaccanti, ben novecento ferocissimi guerrieri, tra cui sicuramente non vi erano donne o bambini.

Anche la pretesa di vedere nei popoli di cacciatori-raccoglitori dei pacifici ed innocui mangiatori di radici
lascia perplessi :  a parte i moriori, in Oceania abbiamo le feroci popolazioni guerriere melanesiane ,
in Africa abbiamo avuto tutta una serie di popolazioni, dai cacciatori pigmei agli Zulú,  nel continente
americano abbiamo al sud gli indios ed al nord i famosi pellirosse nordamericani, TUTTE
popolazioni di  cacciatori-raccoglitori, TUTTE descritte come le piú bellicose ed intrattabili esistenti !

Chiaramente Diamond voleva cercare un esempio che, in qualche modo calzasse con la sua teoria :
tutte le differenze tra diverse civilizzazioni sono state originate dal caso !   Cerca, cerca l'ha trovato !
 
 

Capitolo terzo

Lo scontro di Cajamarca

Perché Atahualpa,imperatore degli inca non prese prigioniero Carlo V ?
 

Qui viene descritto lo scontro dei conquistadores spagnoli con le popolazioni sudamericane, in particolare
dell' incontro tra il conquistador Francisco Pizarro e l' imperatore inca Atahualpa e di come Pizarro, al
comando di 168 soldati sperduti in terra ignota riuscí a sottomettere un intero impero, sconfiggendo un
esercito di ben 80000 uomini. Qui non viene detto nulla che non sia giá noto, piú che altro si cerca di
ridimensionare la vittoria spagnola, attribuendone il merito alle superiori lame in acciaio (da qui il titolo
del libro) dalle armi da fuoco e dal cavallo, senza forse rendersi conto della PROVENIENZA di queste
armi :  é chiaro che, senza la superiore tecnologia europea quelle armi non sarebbero esistite.

Inoltre la differenza tra le armi a disposizione era davvero cosí  grande ?
Non dobbiamo pensare alle armi da fuoco dell' epoca come qualcosa di paragonabile alle armi moderne:
Le armi dell' epoca erano per lo piú archibugi a miccia, che richiedevano un tempo di ricarica di circa
TRE MINUTI tra un colpo e l' altro, inoltre gli uomini di Pizarro ne ebbero solo una dozzina, come Diamond
stesso scrive  a pag.52.  É chiaro che, con prestazioni del genere l' influenza delle armi da fuoco sugli
esiti del conflitto fu insignificante, e il grosso delle vittime fu fatto con armi bianche.  Certo gli spagnoli
erano avvantaggiati da armi e corazze d' acciaio, ma lo erano a tal punto da giustificare una simile
superioritá nel campo militare ?    Le armi a disposizione degli indios erano cosí scadenti ?
Certo la tecnologia a disposizione degli spagnoli era infinitamente superiore a quella degli incas,
che peró, pur essendo un popolo primitivo, tecnologicamente all' etá della pietra disponevano di lame
affilatissime : naturalmente Diamond non lo scrive, ma gli incas possedevano armi con lame di
OSSIDIANA, un minerale vulcanico vetroso che, lavorato per scheggiatura fornisce lame dai bordi
estremamente taglienti (si parla di un filo largo quattro MILIARDESIMI di millimetro).
Per farsi un' idea di quanto tagli una lama del genere basti pensare che, recentemente si
é utilizzato questo materiale per realizzare degli speciali bisturi, piú affilati DI QUALSIASI
STRUMENTO DISPONIBILE !  Si badi bene, disponibile OGGI, non nella Spagna del
 XVI secolo ! ( Payson Sheets, Univ.del Colorado)  Certo, armati con strumenti del genere e con
una superioritá numerica di oltre QUATTROCENTO AD UNO si fa fatica a credere che un esercito
abbia potuto perdere una battaglia con un esercito raccogliticcio di avventurieri come quello di Pizarro,
e si fa fatica ancora di piú a credere che persone come Diamond si scervellino per cercare una
giustificazione nelle armi e nei cavalli !!!!

Per giustificare questa teoria, poi Diamond supera se stesso, citando come "prova" che gli unici
nativi americani che seppero resistere agli europei furono quelli che seppero procurarsi
cavalli ed armi da fuoco, cioe' i pellirosse del far west !  Anche qui non viene citata una fonte,
ma, semplicemente ci viene detto che "tutti abbiamo in mente l' immagine dell' indiano del west che
monta a cavallo brandendo un fucile" (pag. 53) rendendo comunque chiara la provenienza delle
sue "fonti":  i film western con John Wayne !

Diamond poi fa tutta una serie di ipotesi secondo cui "la sorpresa" di vedere armi da fuoco e cavalli
"paralizzó" gli incas lasciandoli facili prede degli spagnoli; in seguito la fama stessa degli spagnoli
li precedette, cosí che gli inca, impauriti si arresero sempre senza fare resistenza.
Come Diamond ci ha abituato queste sono ipotesi campate per aria, sparate senza fornire uno
straccio di supporto documentale/storiografico.

Probabilmente un migliaio di soldati egizi o romani, armati con nient' altro che le armi di ossidiana
degli incas avrebbero fatto polpette di Pizarro e del suo esercito di scalzacani, ma anche questa é
un' ipotesi campata per aria !!

Se anche gli incas avessero avuto l' intelligenza e le capacitá necessarie avrebbero potuto liquidare
gli spagnoli in un attimo, ma cosí non fu.

Se diamo poi un' occhiata alla BEN DOCUMENTATA storia coloniale Africana, in particolare alla
guerra inglese contro gli Zulu o alle campagne italiane in Etiopia ci rendiamo conto di come anche
popolazioni "native" seppero infliggere tremende sconfitte agli eserciti europei, pur senza
possedere armi d'acciaio o cavalcature  !

guerra anglo zulu
http://www.alfamodel.it/Sezioni/Altri Periodi/Storia/anglozulu_1.htm
http://www.warfare.it/documenti/shaka.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Isandlwana
http://www.answers.com/topic/battle-of-isandlwana
http://www.britishbattles.com/zulu-war/isandlwana.htm

adua
http://www.warfare.it/storie/adua.html
http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=11667
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/adua.htm
 
 

Capitolo quarto

Potere contadino

Da dove nascono le armi, l'acciaio e le malattie ?

Qui Diamond ricorda quando, da ragazzo lavoró in una fattoria nel Montana, assieme ad alcuni compagni
di lavoro, quasi tutti bianchi con qualche indiano; naturalmente, secondo i tipici stereotipi dei film
hollywoodiani politicamente corretti i bianchi erano tutti dei rozzi ubriaconi mentre gli indiani erano colti,
educati ed astemi. Un bel giorno, peró il giovane Diamond incontró uno dei suoi amici indiani completamente
ubriaco e questo si mise, farfugliando a maledire il fondatore della fattoria, Fred Hirschy. Questi era un colono
di origine svizzera che, arrivato in Montana alla fine dell' '800 aveva, con molta fatica fondato quella fattoria, una
delle prime della zona, che ora offriva lavoro e sfamava quell' indiano e molta altra gente.  Naturalmente la
cultura occidentale, che stima il lavoro produttivo, specie se svolto con grandi difficoltá vede persone come
Hirschy in modo molto positivo, quasi eroico; mentre gli indiani, che, al tempo della colonizzazione vivevano
come selvaggi,(i famosi cacciatori-raccoglitori)  ritengono di essere stati derubati della loro terra dagli
occidentali, e li malediscono come causa di tutti i loro guai.  E' il famoso relativismo culturale, branca di
tutta una delirante scuola di pensiero, di cui anche Diamond fa parte che, nata dalla "kontrokultura" degli
anni '60 si trascina ancora oggi, cercando di demonizzare gli occidentali per l' opera di colonizzazione
dei territori extraeuropei, sminuendo il valore della cultura occidentale stessa.

Diamond, anche qui si pone il quesito del perché anche qui gli agricoltori abbiano sconfitto i cacciatori.
Diamond, dall' analisi dei dati storici conclude che, per arrivare alle armi, all' acciaio ed alle malattie (?)
l' agricoltura sia un prerequisito essenziale.  Segue poi una spiegazione, abbastanza ovvia, di come
l' agricoltura permetta una maggiore popolazione e il mantenimento di figure non produttive come governanti
e burocrati ed, in seguito consenta la creazione di stati, certo piú potenti ed adatti alla guerra di sparute tribú
nomadi. La spiegazione segue, citando ancora i maori, che, a detta dell' autore furono per questo sconfitti dagli
inglesi.

Questo é singolare, perché proprio i maori, quando vincenti venivano indicati come agricoltori, da sconfitti sono
tornati ad essere cacciatori nomadi !  Naturalmente gli inglesi, all' epoca della colonizzazione della Nuova
Zelanda erano armati con armi da fuoco, contro cui nulla potevano le primitive armi dei maori, che questi
fossero agricoltori o no.

La spiegazione segue spiegando come gli animali rivoluzionarono la storia umana, divenendo mezzi di
trasporto ed anche di conquista militare. Il capitolo termina con la conclusione, ricorrente nel libro e che,
a causa della presenza di animali di grossa taglia e di piante adatte alla coltivazione le armi d'acciaio,
gli stati centralizzati ed i libri comparvero in Europa prima in Eurasia e dopo (o mai) altrove.

Naturalmente queste sono ipotesi ad hoc, fatte per cercare di smentire l'opinione di chi vede nei bianchi
popolazioni piú capaci dei non-bianchi,e giustificare il regolare fallimento delle popolazioni extraeuropee
nella competizione con gli occidentali.

Diamond finge di ignorare che, ad esempio le popolazioni come gli inca o gli aztechi erano agricoltori,
basando la loro economia sulla coltivazione del mais, ma furono decimati dalla soldataglia raccogliticcia
dei "conquistadores", finge di ignorare che, ad esempio in Egitto fu fondata una delle civiltá piú antiche
e piú grandi, che eresse enormi monumenti come le piramidi senza alcuna forza lavoro che le braccia
umane, finge di ignorare che gli invasori indoeuropei, allora nomadi guerrieri conoscevano armi di
ferro e cavalcature, e sterminarono gli agricoltori della valle dell' Indo, finge di ignorare, infine che,
 meno di mille anni fa i mongoli, pur essendo un popolo di pastori  nomadi riuscirono quasi a
cancellare la civiltá  occidentale !
 
 

Capitolo quinto

A chi tutto e a chi niente

Le differenze geografiche e la nascita dell' agricoltura
 

Tutto il capitolo verte su una lunga esposizione, abbastanza noiosa sul  dove, quando e da chi
l' agricoltura inizió ad essere praticata. Vengono riassunti i principali metodi a disposizione degli
archeologi per la classificazione e la datazione di reperti archeologici, in base ai quali l' agricoltura
sarebbe nata in aree come la famosa "mezzaluna fertile", l' Etiopia o il Shael meridionale e da qui
si sarebbe diffusa in tutto il mondo.

Viene infine ribadito che i popoli che per primi conobbero l' agricoltura poterono poi, dato il vantaggio
accumulato, soggiogare tutti gli altri.  Difatti nella "mezzaluna fertile" nacque la civiltá mesopotamica, che
peró non risulta abbia "soggiogato tutte le altre", quanto ai territori africani citati sono sempre stati popolati
da tribú paleolitiche di negri analfabeti quindi i dati effettivi riscontrabili non giustificano in alcun modo
le conclusioni arbitrarie di Diamond, che pretende di spiegare TUTTE le differenze nel processo di
civilizzazione con l'inizio piú o meno ritardato della pratica dell' agricoltura.
 
 

Capitolo sesto

Coltivare o non coltivare ?

Nascita involontaria dell' agricoltura
 

Qui si vuole dare la soluzione al problema del  "perché gli uomini, in passato tutti cacciatori-raccoglitori
hanno iniziato a coltivare la terra ?" Viene spiegato che l' agricoltura non fu inventata dall' oggi al domani,
ma fu un lento e difficile processo che vide i popoli primitivi staccarsi dall' economia di caccia-raccolta
in modo lento e graduale, man mano che i risultati dell' agricoltura giustificarono l' abbandono della
vita nomade. Viene anche spiegato che alcune popolazioni di selvaggi, come gli aborigeni o i nativi
guineiani, che non praticarono l'agricoltura possedessero delle primitive nozioni come il concimare il
terreno con la cenere, lo sfoltimento degli alberi da frutto, il lasciare i germogli dei tuberi nel terreno,
in modo da favorire la ricrescita; infine molte popolazioni di cacciatori nomadi praticano ancora oggi
una specie di rozza agricoltura, effettuata seminando alberi da frutto in zone di foresta sgomberate
da altre piante, abbandonare la coltura per poi,  dopo alcuni mesi procedere al raccolto. (Pag.79)

Tutto questo é sicuramente corretto, ma é in forte contrasto con il concetto principale del libro:
che cioé il vantaggio iniziale dato dall' agricoltura avrebbe favorito alcuni popoli e sfavorito gli altri,
affermando poi, ridicolmente che la conoscenza dell' agricoltura sarebbe da attribuirsi al caso !
Chiaramente le nozioni e le materie prime per poter praticare l' agricoltura sono sempre state alla
portata di tutti, ed il motivo per cui alcuni la praticarono ed altri no va esclusivamente da ricercare
nelle abilitá dei primi agricoltori che, con perizia ed intelligenza seppero mettere a frutto la terra,
cosí da abbandonare la vita nomade ed iniziare la civilizzazione.

Viene poi esposta un' altra causa, sicuramente molto importante del perché l' agricoltura venne
praticata in modo cosí ineguale :  la tecnologia.  "Che ci fa un potenziale contadino con una
tonnellata di grano maturo sulle spighe quando poi non ha idea di come mieterlo, mondarlo e
metterlo al sicuro ?"  (Pag. 83)  Si spiega che la soluzione venne con l' introduzione di nuovi
utensili:  falci dalla lama di selce e dal manico di legno, cesti per trasportare il raccolto verso
casa, mortai, pestelli e mole per liberare il raccolto dalla pula e trasformarlo in farina e metodi
di immagazzinamento in granai.

Anche questo é sicuramente corretto (anche perché non é uno strampalato teorema di Diamond,
ma quanto si puó leggere su un qualsiasi testo di archeologia) ma, puntualmente smentisce il
teorema di fondo del libro : cosí come tutte le conquiste anche l' agricoltura non é frutto del caso,
ma di un lungo processo durante il quale dovettero essere realizzate e messe a punto un'enorme
quantitá di tecniche e di strumenti, tra i quali non citato, incompetentemente da Diamond ma
fondamentale l' aratro, che, sicuramente non sono state dovute al caso.
 
 

Capitolo settimo

Come costruire una mandorla

Come si domesticarono involontariamente le prime piante
 

Viene spiegato, anche qui in modo prolisso e noioso il lungo processo di domesticazione e selezione
delle specie vegetali adatte ad essere coltivate. Viene spiegato che le piante oggi utilizzate per produrre
cibo erano, in passato assai diverse ed, in molti casi del tutto inadatte ad essere consumate dall' uomo.
Viene spiegato che fu l' uomo, con una paziente e abile opera di selezione a scegliere quali varietá
piantare, in modo da favorire il riprodursi di varietá altamente desiderabili e ad alta resa.
Viene anche citato C.Darwin, che nella sua "Origine delle specie" scriveva :

"nelle opere di orticultura é espressa grande sorpresa per gli splendidi risultati ottenuti dai giardinieri
con materiali cosí  scadenti; tuttavia il processo é stato semplice ed é stato eseguito in maniera quasi
inconscia, fino al risultato finale. Esso consisteva nel coltivare sempre le migliori varietá conosciute,
seminarle e, non appena compariva una varietá lievemente superiore, selezionarla, e cosí di seguito"

Sembra che venga ancora riconfermato il principio secondo cui solo un' attenta e competente opera di
selezione possa dare risultati nel difficile campo della pratica agricola, quando, all' improvviso parte
l'affermazione "Ma quali che fossero i criteri di scelta, piú o meno inconsci, dei primi agricoltori, é certo
che i primi passi verso la domesticazione furono del tutto inconsapevoli" (pag.98).

Quindi gli agricoltori selezionarono i semi piú grossi, vitali, le varietá di frutti piú grossi e nutrienti in
MODO INCONSAPEVOLE ?  Questa conclusione contrasta chiaramente con tutto quanto affermato
nel capitolo e, naturalmente con quanto affermato da C. Darwin : é semplicemente un non sequitur,
un' affermazione totalmente campata per aria che tende a ignorare la grande abilitá dei primi
agricoltori, fatta volutamente per dare credito all' assurda e ridicola idea della "civilizzazione nata
per caso"
 
 

Capitolo nono

le zebre ed il principio di Anna Karenina

Perché molti mammiferi di grossa taglia non sono mai stati addomesticati ?
 

Analogamente ai capitoli precedenti, qui si cerca di analizzare il problema della domesticazione degli
animali e nel rapporto di questo con lo sviluppo della civilizzazione. Viene anche analizzato lo scottante
problema, tema ricorrente del libro del perché in Eurasia, tra le altre cose si concentri il grosso delle
specie addomesticate finora, mentre in America, Australia ed Africa non si addomesticarono animali.

Viene innanzitutto affermato che, anche se i piccoli animali possono dare un contributo all' economia
nessuno di essi puó essere utilizzato come animale da traino o essere cavalcato, quindi, sbrigativamente
vengono trattati solo gli animali di grossa taglia, solo quelli, e neanche tutti, perché vengono immediatamente
scartati gli animali acquatici (evidentemente gli ippopotami erano troppo grossi, o sono troppo grosse
queste scemenze ? mah !)

Questa lista é orfana anche dell' elefante africano, certo animale di grossa mole che, per esempio in Asia
é comunemente utilizzato per i lavori pesanti.  Sul perché sia stato escluso Diamond si affretta a dirlo subito:
gli elefanti non sono stati addomesticati, ma domati !  Gli elefanti utilizzati per i lavori pesanti difatti sono stati
catturati mentre erano allo stato selvatico, non erano nati in cattivitá mentre Diamond, con il dizionario alla
mano ci ricorda che "un animale domestico si definisce come un animale modificato selettivamente, che
nasce e cresce in cattivitá" (pag.121)   direi che sento un gran rumore di unghie, e mi sembra che il caro
Diamond stia arrampicandosi sugli specchi per cercare conferme alle sue teorie, scartando invece tutti
gli elementi che le smentiscono, anche perché, a pagina 129 afferma che, per esempio gli indiani
catturano gli elefanti selvatici da utilizzare per il lavoro semplicemente perché é molto piú comodo fare
cosí che aspettare il  lungo periodo che passa tra nascita e maturitá di quell' animale.  Se domare gli
elefanti, inoltre é sempre possibile perché gli indigeni africani non lo fecero mai ?

Vengono quindi elencati i quattordici principali erbivori di grossa taglia addomesticati dall' uomo :

Pecora, capra, bue, maiale, cavallo, cammello ad una e due gobbe, lama ed alpaca, asino, renna,
bufalo asiatico, yak, banteng e mithan.

Attraverso tutta una serie di contorcimenti e ragionamenti stiracchiati si afferma che le uniche specie
addomesticabili sono queste, e, dato che nessuna di queste specie é nativa di Africa, America ed Oceania
se gli abitanti di queste regioni mancarono, tra le altre cose di addomesticare animali questo era dovuto
alla mancanza di animali stessi !!!!

Naturalmente in Africa sono presenti una gran quantitá di animali erbivori di grossa taglia, che non furono
mai addomesticati, come i bufalo, l' antilope, lo gnu o le zebre.   Anche qui questa palese smentita ai
teoremi dell' autore é giustificata con tutta una serie di ipotesi e scuse strampalate, ben cinque :

Innanzitutto perché in Europa vi era una quantitá maggiore di mammiferi addomesticabili (chiaramente
non é un motivo valido del perché in Africa NON SI RIUSCÍ ad addomesticare alcun animale) ma,
quando gli europei introdussero i loro animali domestici in Africa molti popoli iniziarono il loro
allevamento; per esempio i bantú divennero allevatori di buoi e pecore. Analogamente, quando
gli europei introdussero il cavallo in America i nativi iniziarono immediatamente ad utilizzarlo come
cavalcatura.

Questi, chiaramente sono esempi fuori luogo, perché si utilizzarono animali GIÁ ADDOMESTICATI
dagli occidentali, tuttavia questo basta all' autore per concludere che, se nessuna specie animale fu
addomesticata in Africa questo DOVEVA essere per forza dovuto agli animali,e non alle persone !

Una seconda teoria é quella dell' esistenza di animali da compagnia, anche in culture primitive che
non addomesticarono alcun animale da lavoro. Si afferma che "catturare un esemplare selvatico e
tenerlo per sé é il primo passo verso la domesticazione". Si afferma anche che i guineani catturano
spesso pulcini di casuario, un grosso uccello dell' isola, per poi nutrirlo fino all' etá adulta e mangiarlo;
spesso peró questi animali, tenuti in cattivitá si rivoltano ed uccidono l' allevatore.

Questi animali non sono peró stati addomesticati, ma, come prima si affermava riguardo
l' elefante sono stati semplicemente catturati e mantenuti, senza alcuna selezione di nuove
 varietá, come invece fu fatto con la gallina, il cavallo, il  bue e con tutti gli animali che oggi
consideriamo domestici, ottenuti attraverso una lunga e sapiente serie di incroci, e una
dimostrazione é data proprio dal casuario : é chiaro che un animale pericoloso ed aggressivo
come quello non puó essere considerato addomesticato, proprio perché non é passato
attraverso il lungo processo di domesticazione che, scartando gli elementi indesiderabili e
selezionando i caratteri positivi ha fornito gli animali che aiutarono nel loro cammino verso
la civiltá gli uomini in grado di sottoporli a questo processo.

La terza "prova" é che tutte le specie di cui esiste una documentazione del processo di
domesticazione sono state addomesticate tra l'8000 ed il 2500 A.C, e si fermó agli animali
compresi nella famosa lista. Dopo il 2500 AC non si addomesticarono piú animali, quindi
questa sarebbe la prova che, in tutto il mondo non ci fossero altri animali addomesticabili !
É chiaro che questo é ridicolo: semplicemente le popolazioni europee ed asiatiche, non
venendo in contatto con zebre e bufali africani non poterono addomesticarli !

La quarta "prova" sarebbe data dalle ripetute domesticazioni indipendenti della stessa specie.
Per esempio, per quanto riguarda i bovini domestici europei ed asiatici uno studio del DNA
mitocondriale ha dimostrato che discendano dallo stesso antenato selvatico.     Quindi sia
gli europei che gli asiatici domesticarono indipendentemente due ceppi diversi di bovini
selvatici per giungere ad un medesimo risultato.

Questo non sembrerebbe una giustificazione per il puntuale fallimento degli indigeni africani
nell' addomesticazione di specie autoctone, piuttosto sembrerebbe la prova che la possibilitá
per iniziare il processo di domesticazione fossero a disposizione di tutti, esattamente come
era a disposizione di tutti la possibilitá di iniziare l' agricoltura, e solo le capacitá dei rispettivi
popoli fecero la differenza. Diamond, invece, conclude che "Questi esempi dimostrano una
volta di piú che le specie utili non sfuggono all' attenzione degli uomini"(pag 127)

Come quinta ed ultima prova si riporta che anche l' uomo bianco tentó di addomesticare
zebre,bisonti americani e certe antilopi, ma con risultati "modesti". Questo perché certi
animali sono definiti intrattabili e con cattivo carattere, per esempio le zebre ed il
bufalo cafro africano.  Essi sono equini e bovini, ed avrebbero potuto benissimo sostituire
cavalli e buoi, in un ipotetico processo di civilizzazione africano, se avesse avuto luogo, anche
se, naturalmente Diamond sostiene il contrario.

Nel caso delle zebre, per esempio esse hanno l' abitudine di mordere senza mollare la presa,
e, sorprendentemente non si fanno catturare dal lazo !   Quindi la domesticazione di quest' animale
da parte degli africani, che secondo Diamond si sarebbe dovuta svolgere con la consueta iconografia
dei film western, con cowboy con cappello e cinturone che prende al lazo il cavallo da domare per
poi montarlo in un selvaggio rodeo non sarebbe stata possibile !!

Viene poi citato che, nonostante queste insormontabili difficoltá (una museruola ?) le zebre furono
effettivamente utilizzate come animali da lavoro, naturalmente dai bianchi che, in Sudafrica le
utilizzarono come animali da soma o, nel caso di un ricco ed eccentrico lord inglese perfino per
trainare carrozze di lusso, ma il loro uso fu abbandonato per ripiegare sul piú mite cavallo.

É chiaro che per addomesticare la zebra si sarebbe dovuto farla passare per tutto il lungo e difficile
processo di domesticazione, lo stesso cui dovettero passare i primi cavalli selvatici migliaia di anni
fa, cavalli selvatici certo non piú miti o meno pericolosi delle zebre, che, anzi essendo state come
Diamond stesso afferma utilizzate direttamente come animali da lavoro dimostrano una notevole
DOCILITÁ, trattandosi di animali selvatici.  Logicamente, disponendo del cavallo giá addomesticato
non si ritenne conveniente addomesticare anche le zebre, e, semplicemente si introdusse ed utilizzo' il
cavallo come animale da lavoro.

Un ragionamento analogo lo si puó fare per il bufalo africano che, secondo Diamond sarebbe
"impossibile da addomesticare" perché "chi é stato cosí pazzo" da tentare di domesticarlo ha
poi dovuto uccidere tutti gli esemplari.  Il bufalo cafro é semplicemente un animale selvatico,
cosí come i primi uri, grossi tori selvatici cui, anche qui, tramite un lungo periodo di domesticazione
si giunse ai bovini domestici moderni.  Chiaramente anche i tori selvatici erano animali pericolosi
e difficilmente trattabili, ma si riuscí ad addomesticarli, e sarebbe, probabilmente stato lo stesso
con i bufali africani.

Anche le mie affermazioni possono sembrare personali e non supportate da fonti bibliografiche
verificabili, ma é cosí anche per Diamond :  in tutto il libro NON vengono riportate le fonti di ogni
affermazione fatta, ma, al termine del libro viene citata una lunga serie di testi, che corrisponderebbero
alle  "fonti" del libro.  Chiaramente un sistema del genere non permette di distinguere tra fatti ed
opinioni, cioé tra dati provati (che, generalmente sono neutri) ed affermazioni dell' autore (generalmente,
invece ben orientate ideologicamente). Risulta cosí difficile verificare l' affermazione secondo cui
tutti i tentativi per addomesticare i bufali africani fallirono realmente o, come nel caso della zebra se,
semplicemente furono abbandonati preferendo specie europee giá addomesticate.


 

Fine prima parte


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